sabato 6 giugno 2015

22 maggio 2015


Lasciamo la costa per andare nell’entroterra, verso Est, per ammirare le gole del Karijini National Park. Il tempo non è stato dalla nostra permettendoci di vedere,  per motivi di sicurezza, solo punti panoramici e  piscine naturali più accessibili.
Quel poco che abbiamo visto del famosissimo parco ci ha però fatto capire la magnificenza che questo Western Australia ha da offrire, e quante altre cose avrebbe da mostrare se in possesso di un bel 4x4 che possa portare ovunque.

Ma noi per oggi ci accontentiamo, alla fine di ogni giornata abbiamo visto tante cose,  portandoci appresso il mal di testa, vuoi per le troppe immagini e video che il nostro cervello deve salvare nel database, vuoi perché qui a nord fa veramente molto caldo; pure ogni mattina ci svegliamo in un forno, che sia la tenda o che sia il van.

Siamo arrivati a Broome. Avendo percorso 5000km siamo praticamente a metà del nostro viaggio. Qui finalmente abbiamo ritrovato il mare, che dopo soli due giorni già mancava: nella sconfinata Cable Beach ci siamo rilassati, abbiamo ammirato tramonti mozzafiato con tanto di cammelli che passeggiano nel pomeriggio lungo il bagnasciuga scoperto dalla bassa marea. In realtà abbiamo anche cercato di surfare delle ondine inesistenti, sempre tenendo un occhio vigile alle acque che a quanto si dice vengono frequentate anche dai coccodrilli.

Ci siamo rimessi in viaggio, questa volta senza Sandrino al seguito, il quale ci ha abbandonato perché deve far controllare il suo fuoristrada, dopodichè vorrebbe comunque arrivare a Byron bay, tagliando per l’entroterra, senza  passare da Darwin, come faremo noi.
 Iolanda si è stabilita a Broome in una casa bellissima con piscina, dove trascorrerà per i suo ultimi mesi in Australia. Stessa sorte per Luca e Alessandro, nostri giovani e romani ex coinquilini, i quali hanno già trovato impiego come cuochi.

Cody continua quindi a macinare chilometri con a bordo me, Andre e le due Carlotte, decisi e convinti a raggiungere il nostro obbiettivo, nonché la tappa di partenza di questa Australia per Andre, ma in fondo anche per me: Byron Bay.
Scrivo da una bellissima area di sosta sotto una mezza Luna che splende lasciando però anche brillare una stellata mozzafiato. Domani mattina io e Carlotta ci sveglieremo e affacciandoci dalla tendina ci godremo un paesaggio che sarà una sorpresa; sorpresa come sempre dato che arriviamo nelle aree di sosta costantemente quando ormai è già buio! Vado a letto che sono cotto, come tutti i giorni del resto; cotto dal sole, dai tanti chilometri e dalla mancanza di un letto!

Come previsto ci svegliamo con una vista spettacolare, sull’arsa rossastra terra australiana; maciniamo chilometri fino ad arrivare al bivio che ci condurrà nel Northen Territory. Ma, prima di svoltare ad Est, c’è una tappa obbligatoria che non possiamo mancare. Percorriamo più di 30 Km di asfaltato  durante i quali il Cody non trova alcun ostacolo; ma ecco che , dietro una curva, si nasconde un rigagnolo che all’apparenza sembrerebbe valicabile ma i numerosi fuoristrada che lo guadano venendo nella nostra direzione ci fanno pensare che forse è meglio evitare di continuare col van. Siamo però per forza di cose obbligati a percorrere questa unica strada alla cui fine si trova l’unica pompa di benzina nell’arco di centinaia di chilometri. E noi siamo a secco.

Ecco allora che io e Carlotta , muniti di tanica, ci avviamo a piedi sotto un Sole a dir poco cocente di mezzodì. Fortunatamente dopo pochi centinaia di metri ( durante i quali la tanica vuota di metallo già cominciava a pesare) un buon samaritano australiano, padre di famiglia…a presso, ci carica gentilmente sul suo pick-up; dopo poco incontriamo quello che poteva diventare un vero e proprio ostacolo per il nostro van e per la nostra incolumità: ci troviamo davanti ad una sorta di ramo delizia nei periodi di piena del Ticino dove la frase del nostro salvatore ci suona come campanello d’allarme: “ah, not crocodile at this time!”.
  A (cara) benzina fatta torniamo indietro  con la nostra tanicuccia da 20 litri come 2 poveri disgraziati, che hanno subito impietosito i primi passanti a bordo di un modernissimo fuoristrada riconsegnandoci a Cody e all’Andre che ci aspettava attingendo alle acque del fiume per pulizia van e personale (un passante allarmato vedendolo con una bottiglia di quell’acqua in mano gli disse che se avesse avuto bisogno poteva offrirgli parte delle sue scorte idriche potabili).

Si riparte. Dopo pochi chilometri fermiamo il van fin dove la strada ce lo consente, dopodiché io Andrea ci avviamo a vedere le pozze del El Questro che, a nostro avviso, dovrebbero trovarsi nelle vicinanze. Carlotta, sentendosi poco bene e intuendo la situazione a venire, decide di restare al van, all’ombra di quella poca ombra necessaria non schiattare.
Partiamo convinti a piedi scalzi in biuta muniti solo di costume, macchina fotografica e acqua alla ricerca di queste pozze con tanto di cascata finale.
Dopo soli 2-3 km su una strada di sabbia bollente ecco che arriva il percorso per raggiungere le pozze, all’inizio del quale un bel cartello segnale che per arrivare alla meta e tornare ci vogliono indicativamente dalle 4-5 ore. Iniziamo con l’idea di fare almeno un bagno visto il caldo allucinante . Il sentiero, da prima melmoso, si fa roccioso e spigoloso per la gioia dei nostri piedini. Arriviamo alla prima pozza, dove è impossibile rinunciare ad un guadagnato bagno; ecco che Andre, scavalcando un sasso fa un movimento sbagliato che aggrava il dolore costante alla costola che si porta avanti da mesi. Ecco che decidiamo di tornare al van, dove Carlotta ci aspetta agonizzante sulla sedia con la bocca ancora sporca di cioccolata.

 Discretamente stravolti in questa bolla di caldo vogliamo definitivamente farci un bel bagno. Troviamo finalmente sulla strada di ritorno a quella che secondo le guide (e della nostra cara Traudel) è una delle cascate più belle del Wester Australia. Dopo un percorso in una gola di poco meno di mezz’ora dal parcheggio ci troviamo in un magnifico anfiteatro di roccia rossa altro un centinaio di metri dalle cui alture sgorgava acqua riversandosi in un laghetto cristallino da cartolina. Ci siamo immediatamente tuffati guardando verso l’alto a bocca aperta: le pareti erano rivestite di verdissimi felci e muschi, dalle quali piovevano gocce d’acqua freschissima. Dopo aver visto quest’ultima gemma del WA torniamo al caldo soffocante del nostro van, percorrendo i pochi chilometri che ci separano dal confine del Northen Territory, che passiamo nell’ora del tramonto.


Il giorno seguente il nostro unico obbiettivo è quello di raggiungere Darwin entro sera. Arriviamo in città al tramonto: era un mese che non vedevamo una città , con i suoi grattacieli e le sue strade a doppia corsia. Ci fermiamo ad un parco sul mare ad Est Point, dove incontriamo Rossella, un’amica di Carlotta che ci dà qualche dritta sulla città. Facciamo una doccia , dopo aver programmato la serata guardando le previsioni, le quali dicono che non pioverà. Usciamo dalla doccia e puntuale dopo qualche tuono di preavviso comincia a diluviare. Per fortuna dura poco, giusto il tempo di riportarci in centro dove abbiamo cenato e bevuto qualcosa in un locale dopo settimane fuori “dalla civiltà”. Ad una certa eravamo comunque cotti, l’umidità era quasi al 100% e continuava a gocciolare. Sudati fradici ci mettiamo in cerca di un posto dove parcheggiare il van. Il mattino seguente, dopo aver dormito poco e male siamo andati a visitare l’orto botanico e il Museo di questo capoluogo di uno stato che nella sua vastità ospita solo 200mila abitanti di cui ben il 30% aborigeni, i quali finora ci hanno solo dato l’idea di essere dei nullafacenti vagabondi che soprattutto dopo l’imbrunire si ritrovano puntualmente alle pompe di benzina in cui avvengono all’ordine del giorno scontri e litigi  che richiamano immediatamente la polizia locale, i quali caricano i soggetti più irruenti nelle gabbie dei loro pick-up per riportarli a casa o scaricarli dietro l’angolo…la situazione è veramente tragica, e molto triste. Raramente si vede un aborigeno ben inserito nella società, la maggior parte se ne sta a bordo strada a farsi e bere schifezze a bordo strada, e l’unica domanda che ti viene rivolta è per sapere se hai sigarette da offrirgli.














































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