sabato 6 giugno 2015

31 maggio 2015

Lasciamo la città, che come sempre, non fa per me, e torniamo sull’asfalto desolato che ci conduce oggi al Kakadu National Park, dove per non pagare una parte dei  (troppi) 25 dollari a testa ,io mi sono nascosto nel retro del van sotto le coperte e parte della discarica che ci portiamo appresso. Ovviamente non ci sono stati controlli, però la cifra ci è sembrata veramente esagerata.

L’idea iniziale era quella di raggiungere Ubirr, luogo in cui an ora si possono ammirare pitture rupestri antichissime e dalla cui altura avremmo potuto godere di  un tramonto mozzafiato su una distesa di foresta e paludi a perdita d’occhio. Ovviamente arriviamo troppo tardi, e per soli 10 minuti ci perdiamo sia il tramonto che la galleria, accontentandoci di salire per vedere quello che il post tramonto ci permette di vedere, Decidiamo così di dormire nell’area campeggio vicina per vedere tutto l’indomani.

Nel frattempo che ci avviamo verso l’aera ecco che spuntano la solita nuvola di Fantozzi che, come previsto dalla guida aborigena a Ubirr, comincia a scaricare gran goccioloni. Ce ne restiamo in van e dopo poco smette. Ma il peggio sta solo iniziando: appena apriamo le portiere una valanga di zanzarine ci invade l’abitacolo mangiandoci letteralmente, ma ottimisti pensiamo che sia solo l’assalto dell’imbrunire. Non è così: le zanzare incrementano di numero minuto per minuto, fino a che dopo aver cenato sul bagnato, vestiti dalla testa ai piedi per evitare di essere punti –sebbene ci fossero 30 gradi-  provandone di ogni per scacciarle: accendere una candela; accendere uno zampirone bagnato rinvenuto per terra; appicciare un fuoco con una guida di Darwin in carta plastificata che più che altro ha intossicato noialtri; la brillante idea di Carlotta di affettare cipolle e aglio e cospergerne il tavolo, oltre che se stessa. Dopo tutti questi tentativi abbiamo evinto che era impossibile restare fuori, decidendo di fiondarci in tenda, e Andrea nel van ovviamente. Una volta dentro realizziamo che ci sono altri centinaia di zanzare all’interno; dopo averle ammazzate tutte siamo tranquilli, separati da queste piccoli vampiri demoniaci da una sottile retina. A centinaia gli insetti inferociti se ne restano appiccicati alle pareti della tenda-retina sniffando la nostra anidride carbonica.  Nel silenzio, oltre al brusio di questi schifosi esseri che infestano questa foresta malarica in cui siamo capitati si sentono ben distinte le botte sorde che provengono dall’interno del van e che vanno avanti a varie riprese per tutta la notte: il povero Andrea combatte valorosamente fino all’alba, applicando oltre le manate, innumerevoli quanto inutili tecniche di difesa. Ovvero:
dormire completamente vestito sotto le lenzuola rischiando l’asfissia;
indossare la retina anti mosche con tanto di capellino munito di visiera per aver lo spazio necessario a respirare;
accendere 5 incensi trovati nel van(rischiando la vita dovendo uscire dal lenzuolo);
applicare una retina tra il retro e l’abitacolo in cui risiedeva il numero maggiore di zanzare, retina che puntualmente cadeva;
infine accendere la musica per sovrastare almeno il ronzio imperterrito.
Il disgraziato si è visto costretto pure a urinare in una bottiglia vuota e lanciarne il contenuto fuori dal finestrino.

Andrea non ha chiuso occhio, come si può immaginare.


La mattina il numero impressionante di zanzare non era cambiato e ha reso difficile le azioni di routine dello smontaggio accampamento. Vi giuro, mai mi era capitata una cosa simile, neanche nelle peggiori serate al Ticino.

Come reduci di guerra, neanche dopo una donazione all’AVIS ci sentivamo così debilitati: piagati dalle sgagnate su tutto il corpo, madidi di sudore, stremati e con le magliette ed il van costellati di macchie di sangue ci avviamo sgommando alla volta di una pozza sopraelevata, raggiungibile con una scalata di 125 metri e dalla quale sgorgava una cascata grandiosa. La fresca acqua delle pozze ha dato sollievo alle nostre piaghe; ci siamo potuti rilassare e godere il panorama mozzafiato sguazzando in questo paradiso terrestre.

Ci rimettiamo in marcia, per la prima volta in direzione Sud, ritoccando Katerine, facendo rifornimento cibo, acqua e benzina, riempiendo tutte le taniche a disposizione, così da evitare di farlo presso i benzinai più cari durante l’unica via possibile; è la via che spacca a metà per verticale il Northern Territory e che condurrebbe al cuore dell’Australia, ovvero Uluru (posto sacro aborigerno simbolo del continente già visitato da me e Andre). Ma noi vogliamo il mare, il surf e la costa,
Quindi Queesland.  Ci aspettano 3 lunghi giorni di viaggio in cui le sole fermate saranno per rifornimenti benzina, mangiare e dormire.

Lungo il percorso per Tennent Creek, in mattinata, ci siamo concessi una rilassante pausa presso delle incantevoli fonti termali in un palmeto, sembrava un’oasi nel deserto.
  In serata, arrivati a Tennent Creek abbiamo giusto fatto rifornimenti di benza per poi finalmente svoltare verso Est per iniziare a percorrere i quasi 2000 Km che ci separano dalla east-cost.

























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