11 novrembre 2014
Carichiamo il van (Cody) di scorte di cibo, con noi si aggregano anche Andrea al “piemuntes” di Boves (CU) e Jessica Canadese, siamo in bella compagnia e carichi ad esplorare quest’isola, riserva naturalistica a un’ora di traghetto dalle coste meridionali del golfo di san Vincent.
Il paesaggio è molto secco, il giallo paglia domina le colline e solo verde dei ciuffi delle fronde degli eucalipti spezza questa mono tinta, scendiamo lungo la costa e poi ci imbarchiamo sul traghetto, arriviamo nel pomeriggio sull’isola e iniziamo a girarla, tra spiagge dove bazzicano i pellicani sterpaglie e boscaglia dove si vedono canguri o meglio i piccoli wallaby , lucertolone Joanna e le Echidna, dei porcospini con un simpatico musetto a punta, che come tanti altri animali strani di questa terra depone le uova sebbene sia un mammifero.
Dopo un tramonto affascinante in una sorta di distesa ribattezzata il cimitero degli eucalipti ci accampiamo in un area camping, passiamo la serata a vedere le stelle in spiaggia accanto al fuoco e poi a nanna per la prima volta nel van.
Si dorme da dio, e dentro non sembra di stare in una cassa da morto come nella mia macchina in Nuova Zelanda.
Esploriamo l’isola in lungo e in largo toccando tutti i punti cardinali tra spiagge con l’acqua cristallina dove ci siamo tuffati prima da un vecchio pontile e poi dove ho ritrovato l’ebrezza di cavalcare un’onda vera, anche se pur sempre di appena un metro scarso, era tutta un’altra storia rispetto all’onda del Naviglio.
La vecchia tavola che l’Andre ha ricevuto in regalo dal vecchio collega della farm, ex hippy, è un vero pezzo autentico degli anni 70’, parte anche su onde piccole ed è abbastanza manovrabile, ma io ho bisogno comunque di trovarmi una tavola più leggera e sottile e anche una spanna più corta.
L’isola riserva dei posti unici e incredibili come la grotta ad arco nella scogliera rivestita da stalattiti e abitata da una colonia di foche e poi un suggestivo agglomerato di rocce granitiche di origine vulcanica lavorate dal vento e dalla pioggia e l’erosione del mare che ha dato vita a forme uniche che sembrano state appositamente depositate in un secondo momento, invece è frutto di migliaia di anni della mano artistica della natura, da vedere per capire. L’ultima notte prima di imbarcarci per tornare sul continente l’abbiamo passata in tenda su una spiaggia bellissima dove ci siamo tuffati per lavarci e dove mettersi a correre nudi ci ha dato un senso di libertà assoluta, così come ballare attorno al fuoco sotto un cielo purtroppo nuvoloso che ha dato l’idea di cosè il buio vero.
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