26 novembre 2014
Procediamo sempre sulla costa in direzione nord, ma arrivati a Ceduna la strada continua verso ovest e torna ad attraversare l’outback per i successivi 1200 km, dopo un centinaio di chilometri la mappa ci suggerisce di girare a sinistra dove è segnalata una spiaggia per il surf, è cactus beach anche se non viene segnalata perché poco frequentata dai turisti non Aussie.
La strada diventa sterrata ma è praticamente un asfalto naturale di colore grigiastro, poi rimaniamo sorpresi a vedere un lago salato di un rosa innaturale, che contrasti di colore esagerati tre il celo le dune di sabbia e quest’acqua color salmone.
Continuiamo fino al parcheggio della spiaggia da dove si vede già qualcuno in acqua e delle onde molto invitanti, il tempo di mangiare un boccone e poi ci fiondiamo in spiaggia con la tavola sotto braccio.
Ci sono altri surfisti e questo mi rassicura e prima di entrare chiedo delle indicazioni come le vie di entrata ed uscita il tipo di fondale e la profondità, le cose che bisogna conoscere prima di entrare in acqua.
Seguo un tipo che entrava con me in quel momento, uno quasi sulla sessantina, si cammina per una cinquantina di metri su questo fondale di roccia piena di solchi e crateri, è la prima volta che surfo in un reef break e la cosa un po’ mi spaventa, poi si inizia a remare, in un attimo e senza prendermi onde in faccia sono sulla line-up insieme agli altri due surfisti.
L’allenamento alle braccia scarseggia e le poche remate già mi devastano, le onde arrivano con serie regolari e il point break è sempre nello stesso punto.
Da fuori come sempre non sembravano molto alte e invece da vicino superavano i due metri di sicuro, lascio la precedenza ai locals e quanto questi prendono le prime onde della serie ecco che arriva i mio turno, remo e appena l’onda mi prende mi alzo in piedi, una bellissima sinistra che cavalco per alcuni secondi fino a quando non si rompe del tutto, che emozione!
Torno ad attendere un’altra onda e sedendomi sulla tavola scorgo delle pinne a quindici metri da me, per un attimo mi stavo cagando in mano pensando che fossero squali ma sono bastati due secondi per capire che si trattava di delfini, tre che ci giravano attorno a pochi metri di distanza, esperienza indimenticabile.
Inoltre il tipo nel momento in cui gli ho detto di aver visto dei delfini mi ha rassicurato che è un segnale buono in quanto vuol dire che non ci sono squali nelle vicinanze…Bella mate!!
Sarei rimasto di più a surfare ma la stanchezza si faceva sentire e dalla spiaggia l’Andre fremeva di entrare, è rimasto dentro poco perché lo spot non semplice e con un fondo di roccia un po’ lo spaventava, dopo qualche bel frullone è tornato fuori.
Nel tornare alla macchina il tipo che era in acqua con me ci ha dato delle indicazioni e ci ha suggerito di rimanere per la notte che l’indomani le onde miglioravano, ma la strada è lunga e noi abbiamo preferito portarci avanti di qualche centinaia di chilometri.
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