29 novembre 2014
Ci svegliamo riposati come sempre, colazione a base di caffè delle moca allungato con cappuccino solubile, la corsa in bagno è assicurata dopo l’ultimo sorso!
Andiamo in direzione delle spiagge da visitare, sulla strada incrociamo i rangers in macchina che ci salutano, e, tra noi ci diciamo; l’abbiamo scampata per un pelo!...giriamo per la prima baia, scendiamo ad ammirare questa spiaggia più bianca della neve che colora l’acqua di un azzurro chiaro e che dopo un centinaio di metri con una linea netta che sembra disegnata diventa blu scurissimo.
Torniamo al van ed ecco i rangers che ci attendono, la tipa ci saluta e torna in macchina lui un tipo con i dread lunghi fino al culo seduto sulla staccionata e con in bocca una sigaretta rollata un po’ sospetta ci chiede in modo molto placato se abbiamo pagato il campeggio in cui avevamo dormito la scorsa notte…noi abbiamo risposto dicendo che eravamo arrivati tardi era buio, che siamo rimasti nell’are prima del campeggio… le solite cazzate insomma!...lui ci guarda e ci dice che siamo stati visti e siamo rimasti nella piazzola numero 12…noi delusi diciamo se dobbiamo pagare e ovviamente mettiamo la nostra quota…si trattavano solo di 10 dollari che diamo più che volentieri ma se si può evitare di spendere per dormire noi preferiamo!
Continuiamo il nostro tour per il parco camminando per un paio d’ore lungo una spiaggia arrivando a un’altura da dove si vede una panoramica sulle baie.
Dopo il pranzo siamo andati a scalare un grande monolite che dominava tutta l’area circostante.
Saliamo tutti gasati convinti di farcela correndo, ma dopo qualche minuto l’inclinazione assomigliava sempre di più a quella di Urulo, ma per poco, in un attimo eravamo in cima, dove tirava un bel vento e sotto di noi distese di boscaglie e tutta la costa e le isole disperse nell’arco di chilometri di distanza.
Siamo rimasti entusiasti e dopo le consuete foto e video siamo entrati nella grande grotta ad arco sottostante la cima, un capolavoro naturale nell’ennesimo monolite incontrato.
Scendiamo di corsa come degli stambecchi e partiamo con il van in direzione Albany, è pomeriggio e puntiamo di arrivare per sera nella città.
Attraversiamo distese di cereali dove, trattori e mietitrebbie gigantesche sono in pieno lavoro per la raccolta e per riempire dei silos immensi e le alte e lunghissime trincee.
E’ quasi il tramonto e il sole è dritto di fronte a noi, è quasi impossibile vedere la strada da quanto è luminoso, poi cala e il cielo si colora di un rosso fuoco e con queste luci in lontananza spiccavano solo le fronde a ciuffi neri degli eucalipti.
Sono le 9 di sera e noi siamo in città giusto in tempo per la serata!...è sabato sera e ci fiondiamo nell’unico pub dove c’è musica dal vivo, un gruppo composto da un ragazzo che sembrava Slash alla chitarra, una darkettona con i capelli rossi al basso e forse il padre dei due alla batteria, suonavano classici del rock e musica da pogo, anno animato il preserata di Albany.
Alla mezzanotte la festa si spostava qualche metro più in là lungo la strada che dava sul porto e nel locale la musica più tamarra ci chiamava ad entrare, abbiamo tirato fino alla chiusura come sempre.
Poi dopo la tappa junk food dal chebabbaro ci siamo diretti verso la spiaggia che volevamo visitare il giorno successivo, arriviamo che già albeggia e sono solo le 4.30 di mattina ma il fuso qui fa’ questo scherzo, sorge presto e tramonta presto.
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