venerdì 14 novembre 2014

14 novembre 2014 

Appena il tempo di tornare a casa che già ci prepariamo per una tappa che in Australia è obbligatoria, l’Ayers Rock o meglio Urulu, il cuore di questa immensa terra, e proprio perché nel mezzo del niente io e Andrea già ci eravamo chiesti in che occasione si poteva fare tappa visto che il nostro programma prevedere di girare seguendo la costa.
Quindi ci siamo organizzati così; Claudia ha avanzato l’idea di noleggiare una macchina che è stata una scelta alquanto azeccata poi saremmo stati quindi in 5 a dividere le spese.
Solo un piccolo limite, avevamo solo quattro giorni per fare questa pazzia, in quanto le ragazze riprendevano a lavorare il mercoledì successivo, la pazzia in sè era solo quella legata alla lunga distanze che ci separava dalla nostra meta, la sera del venerdì andiamo a prendere la macchina al noleggio in aeroporto, una Toyota Corolla nuova di pacca con appena 300 chilometri percorsi e con cambio automatico e sistemi di guida facilitata e risparmio di carburante, unico difetto poco bagagliaio e con tutta l’attrezzatura da campeggio oltre che al cibo la tanica dell’acqua e i nostri bagagli è stata un po’ dura incastrarci tutto.

15 novembre 2014

La sveglia suona presto o meglio grazie ad Andrea Cuneo per non dire il faccia da pirla, chiamiamolo così per distinguerlo dal me fradel!...che dormendo sul divano si era svegliato ed è venuto in camera nostra a vedere se eravamo pronti, partenza prevista 4,30 partenza effettiva 5,30 con sosta dopo soli 5 minuti per un caffè! i soliti Italiani perditempo!
Usciamo dalla city di Adelaide e andiamo in direzione Nord, ci aspettano solo 1750 km per Alice Springs come andare dal monte bianco a santa Maria di Leuca!
Dopo aver attraversato per decine di chilometri distese infinite di frumento o orzo, dove le barre o meglio le megabarre delle mietitrebbie giravano senza sosta e i trattori o i megabilici riempivano i cassoni di tonnellate di granaglia.
Ecco che a Port Augusta il paesaggio cambia, welcome in Outback è il cartello che ci accoglie all’inizio di un vero e proprio deserto dove e consigliabile osservare delle piccole precauzioni come avere un mezzo in buone condizione rifornirsi di carburante ad ogni stazione di servizio e avere sempre abbastanza acqua a presso.
Iniziamo a percorrere queste immense distese di niente, dove la linea dell’orizzonte è indefinita, strade che per chilometri non anno curve e dove si viaggia con il piede fisso sull’acceleratore ma la super auto noleggiata con un dito ti permetteva di bloccare la velocità, quindi occhi sempre vigili al bordo della strada dove un canguro o un emu è sempre pronto a suicidarsi.
Gli emu, i simpatici struzzi australiani girano sempre in coppia o in tre e sono facili da vedere se in distese di piccoli arbusti o sterpaglia mentre i canguri nelle zone dove ci sono alberi, principalmente eucalipti che raggiungono i 5 metri al massimo sono più difficili da avvistare ma vivi ne abbiamo visti ben pochi rispetto alle centinaia di carcasse presenti sul ciglio della strada, investiti principalmente dai mega road train ossia i camion con anche tre rimorchi a seguito, lunghi fino a oltre 30 metri e con un muso che butterebbe giù anche un muro in cemento armato.
Anche i treni sono infiniti, con tantissimi vagoni che si estendono per chilometri.
Siamo rimasti allibiti ma anche molto divertiti a vedere una povera mucca investita, si vede da non molto da un camion accostato subito dopo questa bestia ribaltata a pancia all’aria con le zampe rigide e gonfia che sembrava un pallone di quelli da fiera gonfiato ad elio.
Ogni 2-3 ore ci fermavamo a fare benzina o semplicemente a sgranchirci un po’, sono state ore interminabili con il paesaggio che cambiava di poco ma per fortuna la compagnia era bella e pure la musica, ci siamo raccontati un sacco di cose oltre che a sparare un sacco di puttanate.
Ma il sole era già basso sull’orizzonte e mancavano ancora più di 200 km ad Alice Springs, e noi dovevamo arrivare assolutamente entro la sera, in tutto questo c’è da dire che ho guidato io per tutto il tempo perché me la sentivo e poi l’assicurazione aveva il mio nome come autista del mezzo, arrivati ad Alice Springs senza incontrare nessun canguro per fortuna avevamo alle spalle 17 ore di macchina, andiamo dritti in campeggio prima che chiuda e poi usciamo a vedere l’Alice Springs by night, stanchi morti ci limitiamo a berci una birra in un localino molto spartano a stile vivaio con tanta bella gente e bella musica, ma eravamo veramente stanchi e l’indomani ci aspettavano altri 400 o più per arrivare al grande sasso rosso! Quindi dritti a nanna, abbiamo condiviso una tenda e due materassini in 4, io Andre, Andrea Cu e Claudia, Roberta è rimasta in macchina ma si è rivelata la scelta migliore, a parte il poco spazio, quella notte è venuto giù un diluvio che forse non si vedeva da mesi nel deserto, era tutto bagnato ci gocciolava l’acqua in faccia, è stata una delle notti più brutte mai passate in tenda!...sveglia e dopo una bella carbonara per colazione andiamo a vedere la piccola cittadina con la luce del sole, un giro veloce in quella che è l’unica città nell’arco di migliaia di chilometri di deserto, abitata da un gran numero di aborigeni.
Ci rimettiamo in marcia e nel pomeriggio raggiungiamo Urulu, ci sistemiamo in campeggio e poi impazienti andiamo a vedere più da vicino uno dei più grandi e affascianti monoliti al  mondo giriamo con la macchina i 9 km di circonferenza e poi ci appostiamo a vedere come le luci del tramonto fanno cambiare colore alla roccia intensificando il rosso e dando più contrasto alle ombre delle creste del grande masso.
Il campeggio è carino con una bella area cucina e con i tavoli fatti con vecchie traversine della ferrovia di legno immagino di eucalipto, dove abbiamo cenato e in seguito giocato a dixit, poi non contento in lontananza ho iniziato a sentire della musica, c’era una festa da qualche parte, inizio a seguire la musica e mi ritrovo in una casa di locals, inizio a parlare con qualcuno e dopo un po’ la stanchezza si fa’ sentire e torno così al campeggio nella tenda affollata.
La mattina seguente la sveglia era di nuovo prima dell’alba per poterla ammirare sul versante est della roccia, completamente rincoglioniti e ancora addormentati restiamo in attesa della salita del sole, bellissimo!
Giornata dedicata interamente alla visita ravvicinata dell’Ayers rock, con tanto di guida free aborigena, che ci ha spiegato qualche curiosità legata alla cultura dei pionieri di queste terre.
Poi è arrivato il momento che aspettavamo tutti con ansia ossia salite sulla cima della montagna, per condizioni metereologiche sfavorevoli, pioggia o troppo vento non sempre e permessa la salita inoltre per gli aborigeni è un luogo sacro e quindi non vorrebbero che la gente ci salga, ma anche la guida ci ha detto semplicemente che era una nostra scelta e non essendo la nostra cultura eravamo liberi di farlo, e come resistere!
Partiamo alla volta di 300 metri di rampa con tanto di catena per facilitare la salita, dopo poco Claudia e Roberta cedono e decidono di abbandonare la salita, io e gli Andrei continuiamo su quell’inclinazione anche superiore al 50%, da spezzare gambe e fiato per fortuna la montagna mi aveva preparato!
Superato il pezzo ripido poi il sentiero ovvero una linea bianca tratteggiata che stona di brutto conduce fino a un cilindro che indica la cima anch’esso fuori luogo.
Da lassù si vede per centinaia di chilometri nel deserto e c’è un silenzio surreale oltre che l’impressione di sentirsi su di un altro pianeta, poi eravamo completamente soli, tanto che mi sono concesso un bagno in una pozza di acqua piovana e ho sventolato soddisfatto la bandiera italiana che ho sempre con me ignaro che c’era un divieto di portare bandiere come gesto di conquista…ma non l’ho fatto per cattiveria ma solo per fare un po’ il solito pirla.
Restiamo un po’ a contemplare il silenzio e poi giù di  nuovo, un esperienza da provare, affrettatevi perchè, tra sei anni non sarà più possibile scalare Urulu.
Ci ricongiungiamo con le ragazze e ci dirigiamo a visitare le altre montagne vicine, le Kata Tjuta blocchi di diverse centinaia di metri che formano un complesse di grosse uova di roccia rossa, camminiamo tra i sentieri ma stanchi e cotti dal sole decidiamo che è arrivato il momento di andare in campeggio a fare un bagno in piscina.
Ecco che è arrivato il momento di tornare una vascata di chilometri ci attendono, partiamo prima dell’alba, di nuovo su quelle strade infinite dove ogni tanto si incrociano altri turisti o australiani dell'Outback doc, i quali salutano alzando un dito, ovviamente non si tratta di quello medio, sostiamo solo per i bisogni e per rifornirci di carburante, questa volta ci alterniamo alla guida e arriviamo tiratissimi ma giusto in tempo a riconsegnare la macchina prima di dover pagare un ulteriore giornata.
Stanchi con 3700 km percorsi crolliamo nel letto ma soddisfatti perché non ci poteva essere occasione migliore per ammirare questo capolavoro della natura in ottima compagnia, grazie ragazzi e ragazze!































































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